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Utilizzare durante il percorso di psicoterapia metodi di apprendimento esperienziale, aumenta il livello di responsabilità e partecipazione al proprio processo di cambiamento.

L’obiettivo è quello di assicurarsi che le persone non si limitino a comprendere, ma siano anche in grado di utilizzare concretamente la serie di “abilità” insegnategli nel percorso di terapia. Sperimentare significa fare un passo avanti nella direzione del cambiamento che si vuole ottenere: comportarsi assertivamente ossia gestire gli eventi della propria vita, siano essi eventi positivi o eventi negativi, in modo da potersi sentirsi bene con se stessi.

È importante inoltre concedere alla persona, dopo aver sperimentato le tecniche comunicative e relazionali per migliorare la propria assertività al di fuori del setting terapeutico, l’opportunità di esprimere le proprie osservazioni, eventuali domande che possono nascere dal nuovo modo di comportarsi (agire e pensare), dire le proprie idee e ogni altro contenuto emerso dal lavoro.

Questa fase permette inoltre di esercitare la propria capacità critica in maniera assertiva. La critica infatti per essere costruttiva deve essere rivolta ad un comportamento, non alla persona in genere, deve essere controbilanciata con qualche apprezzamento e deve suggerire alla persona criticata un modo per cambiare il suo comportamento. Quindi, questo momento dedicato al feedback, permette alle persone di condividere la propria esperienza con il terapeuta in modo che si possa reciprocamente apprendere l’uno dall’altro. 

I percorsi per il miglioramento della propria assertività consentono di confermare quanto sia importante offrire uno spazio dove poter dare delle informazioni utili e scientificamente corrette rispetto alla richiesta di poter divenire persone più assertive. Soprattutto uno spazio di contatto con se stessi, di accoglienza delle proprie esperienze e dei propri vissuti sperimentati attraverso momenti di condivisione, di rielaborazione, di confronto delle proprie modalità relazionali con se stessi e con gli altri (all’interno del setting con il terapeuta e all’esterno con le persone con le quali si entra in interazione nei diversi contesti di appartenenza), in modo che le esperienze e la creatività personali possano essere messe in primo piano e non prevaricate dall’offerta di soluzioni preconfezionate da parte degli “esperti”.

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Parole di presenza

Posso delegare le parole.

Posso delegare la memoria.

Posso delegare persino il silenzio.

 

Non posso delegare il tremore.

Non posso delegare lo sguardo che rimane.

Non posso delegare il momento in cui qualcosa si rompe.

 

E io sono lì.

 

Questo è il lavoro.

Questo è il contatto.

 

La presenza non si delega. 


Workshop 2026

 

PSICOTERAPIA AUMENTATA. 

Empatia e confini quando l'IA entra nella stanza.

 

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