C’è un momento preciso in cui ho capito che dovevo scrivere questo libro.
Ero in seduta. Non era successo nulla di visibile. Eppure ho sentito qualcosa nel corpo – un disagio improvviso, quasi un pugno allo stomaco.
Il paziente mi stava raccontando che l’intelligenza artificiale stava cambiando il suo lavoro. Lavorava meno. Guadagnava meno. Aveva paura.
Mentre lo ascoltavo, mi sono accorta che dentro di me stava accadendo qualcosa.
Non conoscevo ancora davvero quel mondo. Non avevo ancora compreso fino in fondo quanto profondamente l’intelligenza artificiale stesse entrando nelle vite delle persone, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane – e quindi anche nella stanza di terapia.
È stato in quel momento che ho sentito con chiarezza che non bastava avere un’opinione sull’intelligenza artificiale. Avevo bisogno di conoscerla, approfondirla, comprenderla meglio.
Da quella domanda è nato questo libro.
La presenza non si delega è una riflessione sul rapporto tra esseri umani e tecnologia in un tempo in cui sempre più decisioni, relazioni e processi passano attraverso gli algoritmi.
Parla di fiducia, responsabilità, cambiamento e del bisogno di restare umani nell’era degli algoritmi. Non è un libro contro la tecnologia. È un invito a comprendere cosa resta profondamente umano mentre il mondo cambia.
Attraverso esperienze cliniche, riflessioni e casi concreti, il libro esplora cosa accade quando l’intelligenza artificiale entra nelle relazioni, nel lavoro e nei contesti di cura.
Per terapeuti, formatori e professionisti — ma anche per chiunque voglia interrogarsi sul proprio rapporto con la tecnologia senza smettere di restare umano.
Cinque parti, undici capitoli, casi clinici reali e strumenti concreti per orientarsi.
Il libro attraversa temi che oggi riguardano tutti noi:
• cosa deleghiamo senza accorgercene
• come cambia il modo di decidere e fidarci
• il confine tra supporto tecnologico e sostituzione relazionale
• il bisogno di restare presenti in un mondo sempre più automatizzato
Dove trovarlo: