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La semplice obesità, non compare nella classificazione del DSM-IV R, poiché non n’è stata accertata l'associazione costante con alcuna sindrome psicologica o comportamentale. Tuttavia, quando vi sono prove che qualche fattore psicologico abbia un ruolo nell'eziologia o nel decorso di un caso particolare di obesità, questo può essere indicato registrando i Fattori Psicologici che Influenzano le Condizioni Mediche.

 

Le persone che soffrono di un disturbo del comportamento alimentare, sono poco consapevoli di quali sono i loro reali bisogni (fame biologica e mentale) in “figura” e quali sono quelli sullo “sfondo”, usano infatti un’alimentazione sbagliata in eccesso (bulimia, obesità, abbuffate compulsive) o in difetto (anoressia), e quindi per aiutarli è indispensabile un cambiamento nel comportamento oro-alimentare e nella gestione del loro self-empowerment. Ciò paradossalmente prevede che la persona faccia quello che è incapace di fare: mangiare di più o di meno, ignorando che questa condizione dipende proprio dall’incapacità di riuscire a controllare la propria alimentazione. 

 

Non si può quindi pensare che la sola prescrizione dietetica possa essere sufficiente. Il percorso terapeutico tende a far pervenire tali soggetti alla padronanza di sé, per mezzo dell'introspezione, della ristrutturazione cognitiva e corporea, della sperimentazione profonda del processo di conoscenza di sé. Questo processo è alla base della possibilità di aumentare la auto-consapevolezza, di acquisire la capacità di distinguere e la capacità di assumere impegni verso se stessi.


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Parole di presenza

Posso delegare le parole.

Posso delegare la memoria.

Posso delegare persino il silenzio.

 

Non posso delegare il tremore.

Non posso delegare lo sguardo che rimane.

Non posso delegare il momento in cui qualcosa si rompe.

 

E io sono lì.

 

Questo è il lavoro.

Questo è il contatto.

 

La presenza non si delega. 


Workshop 2026

 

PSICOTERAPIA AUMENTATA. 

Empatia e confini quando l'IA entra nella stanza.

 

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